Sistema domotico: 7 requisiti fondamentali

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Sistema domotico: 7 requisiti fondamentali

sistema domotico

Un sistema domotico deve essere in grado di controllare e gestire, a livello globale, gli impianti presenti all’interno di un’abitazione. A tale scopo è necessario un buon livello di integrazione tra i diversi impianti, che possono essere suddivisi per tipologia:

  • Sicurezza
  • Gestione comfort ambientale
  • Gestione utenze elettriche
  • Gestione comunicazioni
  • Gestione apparati audio video

Gli elementi che costituiscono un sistema domotico sono:

  • Centrale di controllo
  • Sensori
  • Attuatori
  • Interfacce utente

A prescindere dal livello di complessità e dal metodo utilizzato per la comunicazione tra la centrale di controllo e gli altri componenti, esistono dei requisiti fondamentali di cui un sistema domotico non può fare a meno.

  1. INTEGRAZIONE. E’ la capacità del sistema di dialogare con i diversi impianti per poterli gestire in maniera comune. Ciò significa anche garantire la possibilità di interazione tra componenti di impianti diversi. Ad esempio il poter utilizzare un sensore di presenza sia per l’impianto anti-intrusione, sia per l’impianto di illuminazione, sia per quello di climatizzazione.
  2. FLESSIBILITA’. Capacità di sapersi adattare alle esigenze dell’utente, o meglio, ai possibili cambiamenti nel tempo di tali esigenze. L’adattamento del sistema domotico deve avvenire attraverso modifiche a livello software, senza bisogno di intervenire pesantemente sull’hardware.
  3. SEMPLICITA’. Il valore aggiunto di un sistema domotico funzionale consiste proprio nel consentire all’utente di gestire, in modo molto semplice, impianti e tecnologie complesse. A tal fine è fondamentale l’utilizzo di interfacce utente che possano adattarsi alle esigenze di qualunque tipo di utilizzatore.
  4. AFFIDABILITA’. Si ottiene attraverso l’utilizzo di componenti elettronici e software garantiti in modo che il sistema conservi nel tempo le sue caratteristiche prestazionali; avendo cura di evitare sovratensioni ai componenti per mezzo di opportuni scaricatori; evitando surriscaldamenti della centralina ponendo attenzione alla ventilazione.
  5. APERTURA. Un sistema domotico deve essere aperto sia nei confronti di altre componenti e tecnologie presenti sul mercato, sia nei confronti del mondo esterno. Pertanto deve riuscire con facilità ad implementare componenti che usano tecnologie diverse (quindi non un sistema proprietario) e a comunicare via telefono, via internet, ecc.
  6. CONTINUITA’ DI FUNZIONAMENTO. Data la quantità di impianti gestiti è importante evitare interruzioni di funzionamento per mezzo di batterie tampone, gruppi soccorritori, ups o di un gruppo elettrogeno, se necessario. E’ importante che la centrale di controllo sia dotata di un sistema di autodiagnosi per facilitare la manutenzione. In ogni caso è bene prevedere comandi manuali per certi tipi di impianto.
  7. ESPANDIBILITA’. La centrale di controllo deve prevedere la possibilità di aggiungere nuovi componenti in un secondo tempo. Deve potersi adattare a future modifiche o integrazioni di impianti.

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Energy community, futuro dell’innovazione energetica

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La diffusione delle “Energy Community” sarà la tendenza dei prossimi anni anche per l’Italia, sulla scia delle esperienze di altri Paesi europei, primi fra tutti Germania, Danimarca e Gran Bretagna. A stabilirlo è uno studio effettuato da The European House – Ambrosetti e Politecnico di Milano e promosso da GDF SUEZ, secondo il quale nel 2020 ne saranno presenti almeno 475.000 sul territorio nazionale. A spiegare cosa sia una “Energy Community” ha provveduto lo stesso studio, che la definisce come una “Comunità di utenze (private, pubbliche o miste) localizzate in una derminata area di riferimento in cui gli utilizzatori finali (cittadini, imprese, Pubblica amministrazione), attori di mercato (utilities), progettisti, politici, cooperano attivamente per sviluppare livelli elevati di fornitura “intelligente” di energia, favorendo l’ottimizzazione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e dell’innovazione tecnologica nella generazione distribuita e abilitando l’applicazione di misure di efficienza, al fine di ottenere benecifi sulla economicità, sostenibilità e sicurezza energetica”. (Energy Community: Implicazioni strategiche per il Sistema Italia – Paolo Borzatta)

Si tratta di una definizione molto ampia che coinvolge una vastissima platea di soggetti in un processo di stretta collaborazione che può nascere sia dall’esigenza di un gruppo di utilizzatori finali sia dalla spinta delle utilities. La comunità può essere composta da diversi tipi di soggetti – gruppi di cittadini, complessi condominiali, raggruppamenti di imprese, centri commerciali, enti ospedalieri – che scelgono di aggregarsi per gestire l’energia in maniera autonoma, ottimizzando sia la fase di apprivvigionamento e di produzione, sia quella del consumo. L’intento è quello di perseguire il duplice obiettivo di:

  1. Ridurre e ottimizzare i costi legati all’energia
  2. Rendersi il più possibile indipendenti dalla rete

I canali principali attraverso i quali si realizzerà la diffusione su larga scala della Energy Community sono quelli su cui sta già puntando la politica energetica, ovvero:

  • Sviluppo e diffusione delle energie rinnovabili
  • Generazione distribuita
  • Sviluppo delle tecnologie dei sistemi di accumulo, innescato anche dalla crisi del fotovoltaico
  • Risparmio energetico nell‘innovazione tecnologica
  • Riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente

A proposito di quest’ultimo punto, risulta naturale pensare che un possibile sviluppo delle Energy Community sia quello di potersi proporre come gruppo d’acquisto, oltre che di approvvigionamenti energetici, anche di servizi di consulenza e di ristrutturazioni edilizie; di potersi quindi proporre come nuovo soggetto interlocutore, privilegiato e qualificato, nei confronti di istituzioni, enti, pubbliche amministrazioni, imprese, banche, assicurazioni.

Infine non bisogna dimenticare che i vantaggi di questi sviluppi non ricadranno solamente sugli utenti. I dati che emergono dallo studio dicono infatti che con uno scenario di diffusione del 5% si avrebbe un contributo di circa il 10% al raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico previsto per il 2020 dalla Strategia energetica nazionale rispetto a uno scenario tendenziale (1,6 su 15 Mtep). Tale contributo salirebbe quasi al 30% con uno scenario di diffusione del 15%. I benefici ambientali consistono nell’abbattimento delle emissioni di CO2 di 11 milioni di tonnellate l’anno (nel caso di diffusione al 15%), che corrispondono ad un risparmio di 74,8 milioni di euro l’anno. Ultimo ma non meno importante è il beneficio strutturale sulla rete di distribuzione dell’energia elettrica, grazie alla riduzione dei picchi di assorbimento nelle ore diurne.

C’è dunque da augurarsi che il potenziale di diffusione delle Energy Community in Italia sia davvero il più elevato possibile e di poter tornare presto a parlare di qualche caso reale nel nostro Paese.