Ripartizione spese secondo UNI 10200

  • 0

Ripartizione spese secondo UNI 10200

ripartizione delle spese

GENERALITA’

La revisione della Norma UNI 10200, entrata in vigore il 14/02/2013 definisce quali sono i criteri di ripartizione delle spese per la climatizzazione invernale e l’acqua calda sanitaria in presenza di impianti centralizzati.

La norma, prima relativamente poco conosciuta, è finita sotto i riflettori dopo la pubblicazione del Decreto Legislativo 4 luglio 2014 n. 102, che ne prescrive l’utilizzo per la progettazione dei sistemi di contabilizzazione e ripartizione degli impianti centralizzati, imponendo sanzioni sia per il condominio sia per i singoli utenti finali (art.16) che non si siano adeguati entro la scadenza del 31/12/2016.

 

CONTENUTI

Si tratta di una norma molto tecnica, in quanto sostanzialmente definisce dei criteri di calcolo, ma i principi in essa contenuta sono fondamentalmente i seguenti:

  1. la ripartizione delle spese va effettuata su dati di misura, per quanto possibile
  2. si possono utilizzare sistemi di misura a lettura diretta (preferiti ove possibile) o a lettura indiretta
  3. ove eventualmente i dati di misura non siano disponibili, la ripartizione deve essere basata sulla stima dei fabbisogni termici eseguita secondo la normativa vigente

L’obiettivo è quello di ottenere una ripartizione basata su dati oggettivi e tracciabili.

Pertanto per ogni servizio energetico vengono distinti:

  • consumi dovuti a prelievi volontari (sia per ciascuna unità immobiliare, sia per gli eventuali locali comuni), le cui spese vengono suddivise sulla base delle letture dei contatori (o eventualmente in base al fabbisogno termico calcolato)
  • consumi dovuti a prelievi involontari, le cui spese (spese per potenza termica installata) vengono suddivise in base ai millesimi di riscaldamento.

Nelle spese per potenza termica installata rientrano:

  • le spese per la gestione e la manutenzione dell’impianto
  • le spese di gestione per il sistema di contabilizzazione
  • le spese legate alla quota di energia termica dispersa dal sistema di distribuzione

Le spese per la manutenzione straordinaria vanno invece ripartite secondo i millesimi di proprietà

 

LE TABELLE MILLESIMALI

La norma prevede la formulazione di due distinte tabelle millesimali per la ripartizione delle spese per potenza termica installata:

  1. Tabella millesimale per il servizio di climatizzazione invernale
  2. Tabella millesimale per il servizio ACS

La prima può essere definita secondo due modalità distinte in base ai casi:

  • Se i terminali di emissione sono radiatori o piastre radianti non dotati di sistemi di termoregolazione si costruisce una tabella dei millesimi di potenza termica installata in base al rilievo di tutti i corpi scaldanti presenti
  • Negli altri casi si costruisce una tabella dei millesimi di fabbisogno di energia termica, calcolato secondo UNI TS 11300

La tabella millesimale per ACS è in ogni caso una tabella di fabbisogno di energia termica secondo UNI TS 11300

 

RIFLESSIONI

L’introduzione di un sistema di contabilizzazione permette all’utente di pagare in base a quello che consuma realmente. La possibilità di decidere come e quando utilizzare l’energia termica è subordinata all’installazione di un opportuno sistema di termoregolazione. Pertanto il vantaggio per l’utente non è determinato di per sè dall’applicazione della UNI 10200, ma dall’adozione di un sistema regolazione-contabilizzazione, che altro non è che l’introduzione di una logica “decido quanto consumare e pago in base a quanto ho effettivamente consumanto”. Esattamente quello che avviene negli impianti autonomi. L’effetto atteso è quello di indurre gli utenti ad adottare comportamenti virtuosi dal punto di vista energetico, che possono portare ad una diminuzione dei consumi. A titolo di esempio:

  • attenuazione delle temperature in caso di assenza prolungata
  • regolazione differenziata delle temperature nei vari ambienti in base alla destinazione d’uso e all’utilizzo
  • impostazione di profili di temperatura adattati all’utenza

Il risparmio non sta dunque semplicemente nell’aumento del rendimento di regolazione dell’impianto ma anche in un suo utilizzo più consapevole e responsabile.

Per concludere, si impone un’ultima considerazione sulla delicatezza dell’argomento trattato, visto che tocca direttamente quella che molto spesso è la componente che grava maggiormente sulle spese condominiali e sui bilanci delle famiglie. E’ fondamentale che il lavoro di progettazione risulti solido e inattaccabile rispetto ad eventuali tentativi di contestazione da parte di utenti che si possano sentire “penalizzati” dalle nuove modalità di ripartizione, pertanto è necessario che venga richiesta e riconosciuta al tecnico incaricato la massima professionalità, mettendolo nella condizione migliore per esercitarla.


  • 0

Contabilizzatori di calore: come funzionano?

Già da tempo la normativa spinge per favorire l’installazione di valvole termostatiche e contabilizzatori di calore negli impianti di riscaldamento. Si è molto discusso riguardo all’obbligo dell’installazione negli edifici esistenti per le regioni Lombardia e Piemonte. Nel tempo ci sono state variazioni temporali per le scadenze e cambiamenti in corsa rispetto alle categorie di impianti coinvolti. Già dalla legge 10 del ’91 esiste l’obbligo dell’installazione di contabilizzatori di calore per le nuove costruzioni. E’ necessario distinguere tra 2 tipi di contabilizzazione del calore, applicabili in base alla tipologia del sistema di distribuzione:

  • contabilizzazione diretta: per impianti centralizzati con distribuzione a zone
  • contabilizzazione indiretta: per impianti centralizzati a colonne montanti

La Direttiva 2012/27/UE sottolinea che è preferibile, in prima battuta, l’installazione di contabilizzatori di calore  di tipo diretto. Solo nel caso ciò non sia possibile, si deve ricorrere alla contabilizzazione indiretta.

La differenza sostanziale sta nel tipo di misurazione effettuata dalle due tipologie di dispositivi. Il primo misura la quantità di calore utilizzata dall’unità immobiliare attraverso una rilevazione di:

  • portata di fluido termovettore in ingresso all’appartamento
  • temperatura di mandata
  • temperatura di ritorno

La portata viene misurata per mezzo di una turbina montata all’interno del contatore, che in base alla tipologia costruttiva può essere a getto singolo o a getto multiplo. E’ poi presente una elettrovalvola che può essere associata ad un cronotermostato in modo da poter gestire autonomamente la richiesta di calore per l’unità immobiliare.

ripartitore di calore

La contabilizzazione indiretta si applica utilizzando ripartitori di calore. Si tratta di dispositivi elettronici in grado di quantificare l’energia termica ceduta all’ambiente da un singolo corpo scaldante. Ne consegue che è necessario installare un dispositivo per ogni terminale. Il funzionamento consiste nel misurare:

  • temperatura del corpo scaldante
  • temperatura dell’aria ambiente

Importantissima è la fase di taratura dei singoli dispositivi. In fase di installazione viene infatti effettuata una taratura in base a parametri caratteristici del corpo scaldante (dimensioni, materiale). Il ripartitore registra i dati di consumo, i quali possono essere letti direttamente sull’apparecchio o essere inviati tramite segnale radio ad un centralino. La somma dei dati di lettura dei singoli dispositivi fornisce il consumo dell’appartamento. Una volta dotati tutti gli appartamenti di dispositivi impostati con parametri omogenei, si può procedere alla ripartizione per singolo appartamento dei costi complessivi dell’impianto di riscaldamento (per la parte di costi variabile).

Va da sè che il corretto funzionamento di un sistema di contabilizzazione non può prescindere da un buon funzionamento dell’impianto nel suo complesso. E’ importante ad esempio che le valvole termostatiche siano dimensionate correttamente, con attenzione alla preregolazione. Sull’argomento si veda l’articolo Valvole termostatiche: importanza della preregolazione. Un altro esempio: poniamo di avere un impianto con scarsa manutenzione, che non sia adeguatamente sfiatato. Può facilmente succedere che i corpi scaldanti ai piani alti presentino le classiche “zone fredde” tipiche della presenza di aria. Tali zone diminuiscono di fatto la superficie del radiatore, che è un parametro per la taratura dei ripartitori. Ne risulta un falsamento dei dati registrati, in quanto l’apparecchio non può tenere conto di questa situazione.

Valvole termostatiche e ripartizione del calore sono senza dubbio strumenti importanti per la diminuzione dei consumi e per l’aumento del comfort, ma dovrebbero essere sempre inseriti in uno studio globale dell’impianto e del suo stato di salute per poter ottenere il massimo risultato.


  • 0

Valvole termostatiche: importanza della preregolazione

Le valvole termostatiche sono organi di regolazione in grado di adattare la potenza termica emessa da un corpo scaldante in un determinato ambiente. L’aumentare o il diminuire della temperatura ambiente in relazione ad una temperatura di set point provoca una dilatazione o una contrazione dell’elemento termostatico. Grazie ad una connessione di ques’ultimo all’otturatore della valvola, il meccanismo è in grado di regolare la portata dell’acqua in ingresso al corpo scaldante. Di conseguenza è in grado di variare l’emissione termica del radiatore in funzione della differenza tra il valore prefissato e il valore effettivo della temperatura ambiente.

valvole termostatiche

Data la natura del funzionamento delle valvole termostatiche, si potrebbe pensare che l’equilibrio idraulico venga raggiunto naturalmente al chiudersi delle valvole, mano a mano che ci si avvicina alla temperatura voluta. In una situazione ideale la presenza delle valvole termostatiche tende a livellare la differenza di portata nei vari radiatori. Infatti quando nei locali sovrariscaldatati si registra un eccesso di temperatura, la valvola tende a chiudere e a provocare un aumento della perdita di carico nel radiatore, rendendo così disponibile un flusso maggiore a favore dei radiatori idraulicamente più sfavoriti.

Questo meccanismo di auto-bilanciamento però funziona soltanto una volta che la temperatura dell’ambiente ha superato il valore di set point e della banda proporzionale (tolleranza di regolazione della valvola). In caso contrario la valvola sarà completamente aperta e non consentirà nessuna azione di bilanciamento. Questa situazione si verifica quando si hanno situazioni di transitorio importanti ed in particolare in occasione di:

  • Avviamento da freddo
  • Ripresa in regime attenuato
  • Apertura prolungata di finestre con eccessivo abbassamento della temperatura interna
  • Aumento della temperatura impostata dall’utente

In queste situazioni si verifica un’apertura delle valvole che può causare una richiesta di portata anche di diverse volte superiore alla portata nominale di progetto. A questo grande aumento di portata non corrisponde che un minimo aumento di potenza, essendo essa proporzionale a trasmittanza di scambio termico radiatore-aria, superficie radiante e salto di temperatura tra ingresso e uscita. Inoltre ad un sovraflusso in una parte dell’impianto corrisponde inevitabilmente un sottoflusso in un’altra parte, con il risultato che la rete di distribuzione torna ad essere sbilanciata, con una minore portata ai radiatori idraulicamente sfavoriti e una diminuzione della potenza. Ne consegue che la sola presenza di valvole termostatiche non può garantire il bilanciamento dell’impianto e risulta fondamentale il ricorso ad una preregolazione delle stesse.


  • 0

Diagnosi energetica per gli edifici

Diagnosi energetica e certificazione energetica. Quali sono i punti di contatto e quali le differenze? La diagnosi energetica in generale ė definita dal D.Lgs. 115/08 come una procedura sistematica volta a:

  • fornire un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di un’attività o impianto industriale o di servizi pubblici o privati;
  • individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici;
  • riferire in merito ai risultati.

Per quanto riguarda in particolare gli edifici , il quadro normativo pone la diagnosi energetica come punto di partenza e strumento necessario alla certificazione energetica per individuare gli interventi di miglioramento dell’efficienza più indicati ed economicamente più vantaggiosi. In quest’ottica può essere vista come una componente del processo di certificazione energetica, ma in realtà la diagnosi energetica di un edificio è qualcosa di più. Si tratta di uno strumento molto potente se posto alla base di un processo serio e ragionato di riqualificazione energetica.

diagnosi energetica

Se infatti la certificazione energetica è un processo volto a fornire un documento che attesti la qualità di un sistema edificio-impianto e a dare una indicazione generale sui possibili miglioramenti, la diagnosi energetica, effettuata con la procedura A3 “tailored rating” (UNI TS 11300), si spinge oltre. Innanzitutto il sistema edificio-impianto è analizzato nelle condizioni di utilizzo reali e non in quelle standard; il che significa considerare:

  • le condizioni di clima reale invece di quelle standard di riferimento, ad esempio raccogliendo i dati storici dei gradi giorno degli anni precedenti
  • le condizioni di utilizzo reale, ovvero riferirsi alle abitudini degli occupanti riguardo alla gestione degli impianti, delle temperature interne, delle intermittenze.

Tutto questo permette di costruire un modello che può essere confrontato con i dati sui consumi energetici degli anni precedenti, evidenziando possibili “cattive abitudini di gestione” che possono portare a inefficienze. La correzione di questi errori porta già di per sé a un beneficio economico. Inoltre, scopo della diagnosi è quello di individuare modalità con cui ridurre il fabbisogno energetico e valutare i possibili interventi sotto il profilo costi-benefici. La fattibilità non è valutata solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello economico. Gli interventi analizzati sono a diverso livello di impatto e spesso possono essere consequenziali. In sostanza, la diagnosi energetica definisce una vera e propria strategia per il miglioramento dell’efficienza energetica che può essere messa in atto anche in fasi differenti nel corso degli anni.

Si tratta chiaramente di un’attività onerosa, ma una diagnosi di qualità é uno strumento potente per chiunque sia interessato al miglioramento e al risparmio (energetico ed economico) di un edificio.