Category Archives: Normativa

  • 0

Requisiti minimi: tipologie di intervento

requisiti minimiIl DM Requisiti Minimi, approvato in conferenza unificata lo scorso marzo, entrerà in vigore a partire dal 1° luglio 2015. Si tratta del decreto attuativo del DL 63/2013, convertito nella legge 90/2013 e andrà di fatto a sostituire il Dlgs 192/2005.

Molte sono le novità introdotte dal decreto, che definisce le modalità di applicazione della metodologia di calcolo delle prestazioni energetiche e dell’uso delle fonti rinnovabili negli edifici. In sostanza stabilisce l’applicazione delle varie prescrizioni e requisiti minimi cui sono soggette le prestazioni energetiche degli edifici. Le prescrizioni variano in base alla categoria in cui ricade l’intervento, a seconda si abbia a che fare con una nuova costruzione, una ristrutturazione o una riqualificazione energetica. In questo ambito la novità sta nella nuova classificazione degli interventi, in cui vengono prese in considerazione categorie che non sono presenti nell’attuale normativa. L’individuazione della tipologia di intervento di riferimento è il primo passo per capire quali sono gli obblighi che dobbiamo rispettare, quindi cerchiamo di analizzarle una ad una.

  • NUOVA COSTRUZIONE, DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE, AMPLIAMENTO E SOPRA ELEVAZIONE. Il decreto chiarisce che si intende, per nuova costruzione, l’edificio per cui il titolo abitativo sia stato richiesto dopo il 1° luglio 2015. Stabilisce inoltre che rientrano tra gli edifici di nuova costruzione anche:
    • Demolizioni e ricostruzioni, qualunque sia il titolo abitativo necessario
    •  Ampliamenti degli edifici esistenti, realizzati all’esterno della sagoma, sia in adiacenza sia in sopra elevazione. Rientrano in questa categoria anche la chiusura di spazi aperti (logge, porticati e simili) e il recupero di volumi esistenti in precedenza non climatizzati, con relativo cambio di destinazione d’uso. Per questi interventi la verifica del rispetto dei requisiti deve essere condotta solo sulla nuova porzione di edificio. Le verifiche impiantistiche variano a seconda che gli ampliamenti siano connessi ai sistemi tecnici pre-esistenti o siano dotati di nuovi impianti tecnici.
  • RISTRUTTURAZIONI IMPORTANTI.  Per ristrutturazioni importanti si intendono gli interventi che interessano i componenti dell’involucro edilizio (opachi e trasparenti) che delimitano il volume climatizzato dall’ambiente esterno e da ambienti non climatizzati in misura superiore al 25% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio. All’interno di questa categoria il decreto distingue tra:
    • Ristrutturazioni importanti di 1° livello – L’intervento interessa l’involucro con un’incidenza superiore al 50% del totale e comprende anche la ristrutturazione dell’impianto termico asservito all’edificio.
    • Ristrutturazioni importanti di 2° livello – L’intervento interessa l’involucro con un’incidenza superiore al 25% del totale e può interessare o meno l’impianto termico.
  • RIQUALIFICAZIONI ENERGETICHE. Rientrano in questa categoria gli interventi non classificabili come ristrutturazioni importanti e che hanno comunque un impatto sulle prestazioni energetiche dell’edificio; quindi gli interventi che coinvolgono una superficie di involucro inferiore al 25% del totale e/o le nuove installazioni o ristrutturazioni di un impianto termico asservito all’edificio

Sono definite anche le categorie di intervento che restano escluse dall’applicazione dei requisiti minimi:

  • Interventi sull’involucro che coinvolgono solo la parte di finitura, ininfluenti del punto di vista termico
  • Rifacimento di porzioni di intonaco che interessino una superficie inferiore al 10% della superficie disperdente lorda

Infine è prevista una deroga per le riqualificazioni che prevedono l’isolamento termico della superficie opaca interna o l’isolamento in intercapedine. Per queste tipologie di intervento i valori di trasmittanza limite indicati nell’appendice B del decreto possono essere incrementati del 30%.

L’individuazione della corretta categoria  di intervento è assolutamente importante in fase di progettazione in quanto da essa dipendono le verifiche prestazionali da effettuare e le prescrizioni da rispettare. Trascurarle può significare commettere errori progettuali difficilmente risolvibili in fase di realizzazione se non con sovra-costi imbarazzanti da giustificare.

 

 


  • 0

Ripartizione spese secondo UNI 10200

ripartizione delle spese

GENERALITA’

La revisione della Norma UNI 10200, entrata in vigore il 14/02/2013 definisce quali sono i criteri di ripartizione delle spese per la climatizzazione invernale e l’acqua calda sanitaria in presenza di impianti centralizzati.

La norma, prima relativamente poco conosciuta, è finita sotto i riflettori dopo la pubblicazione del Decreto Legislativo 4 luglio 2014 n. 102, che ne prescrive l’utilizzo per la progettazione dei sistemi di contabilizzazione e ripartizione degli impianti centralizzati, imponendo sanzioni sia per il condominio sia per i singoli utenti finali (art.16) che non si siano adeguati entro la scadenza del 31/12/2016.

 

CONTENUTI

Si tratta di una norma molto tecnica, in quanto sostanzialmente definisce dei criteri di calcolo, ma i principi in essa contenuta sono fondamentalmente i seguenti:

  1. la ripartizione delle spese va effettuata su dati di misura, per quanto possibile
  2. si possono utilizzare sistemi di misura a lettura diretta (preferiti ove possibile) o a lettura indiretta
  3. ove eventualmente i dati di misura non siano disponibili, la ripartizione deve essere basata sulla stima dei fabbisogni termici eseguita secondo la normativa vigente

L’obiettivo è quello di ottenere una ripartizione basata su dati oggettivi e tracciabili.

Pertanto per ogni servizio energetico vengono distinti:

  • consumi dovuti a prelievi volontari (sia per ciascuna unità immobiliare, sia per gli eventuali locali comuni), le cui spese vengono suddivise sulla base delle letture dei contatori (o eventualmente in base al fabbisogno termico calcolato)
  • consumi dovuti a prelievi involontari, le cui spese (spese per potenza termica installata) vengono suddivise in base ai millesimi di riscaldamento.

Nelle spese per potenza termica installata rientrano:

  • le spese per la gestione e la manutenzione dell’impianto
  • le spese di gestione per il sistema di contabilizzazione
  • le spese legate alla quota di energia termica dispersa dal sistema di distribuzione

Le spese per la manutenzione straordinaria vanno invece ripartite secondo i millesimi di proprietà

 

LE TABELLE MILLESIMALI

La norma prevede la formulazione di due distinte tabelle millesimali per la ripartizione delle spese per potenza termica installata:

  1. Tabella millesimale per il servizio di climatizzazione invernale
  2. Tabella millesimale per il servizio ACS

La prima può essere definita secondo due modalità distinte in base ai casi:

  • Se i terminali di emissione sono radiatori o piastre radianti non dotati di sistemi di termoregolazione si costruisce una tabella dei millesimi di potenza termica installata in base al rilievo di tutti i corpi scaldanti presenti
  • Negli altri casi si costruisce una tabella dei millesimi di fabbisogno di energia termica, calcolato secondo UNI TS 11300

La tabella millesimale per ACS è in ogni caso una tabella di fabbisogno di energia termica secondo UNI TS 11300

 

RIFLESSIONI

L’introduzione di un sistema di contabilizzazione permette all’utente di pagare in base a quello che consuma realmente. La possibilità di decidere come e quando utilizzare l’energia termica è subordinata all’installazione di un opportuno sistema di termoregolazione. Pertanto il vantaggio per l’utente non è determinato di per sè dall’applicazione della UNI 10200, ma dall’adozione di un sistema regolazione-contabilizzazione, che altro non è che l’introduzione di una logica “decido quanto consumare e pago in base a quanto ho effettivamente consumanto”. Esattamente quello che avviene negli impianti autonomi. L’effetto atteso è quello di indurre gli utenti ad adottare comportamenti virtuosi dal punto di vista energetico, che possono portare ad una diminuzione dei consumi. A titolo di esempio:

  • attenuazione delle temperature in caso di assenza prolungata
  • regolazione differenziata delle temperature nei vari ambienti in base alla destinazione d’uso e all’utilizzo
  • impostazione di profili di temperatura adattati all’utenza

Il risparmio non sta dunque semplicemente nell’aumento del rendimento di regolazione dell’impianto ma anche in un suo utilizzo più consapevole e responsabile.

Per concludere, si impone un’ultima considerazione sulla delicatezza dell’argomento trattato, visto che tocca direttamente quella che molto spesso è la componente che grava maggiormente sulle spese condominiali e sui bilanci delle famiglie. E’ fondamentale che il lavoro di progettazione risulti solido e inattaccabile rispetto ad eventuali tentativi di contestazione da parte di utenti che si possano sentire “penalizzati” dalle nuove modalità di ripartizione, pertanto è necessario che venga richiesta e riconosciuta al tecnico incaricato la massima professionalità, mettendolo nella condizione migliore per esercitarla.