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Epic fail spalma incentivi

spalma incentiviNon molto tempo fa eravamo tutti preoccupati per lo spread. Eravamo spaventati dalla possibilità che i mercati esteri provassero sfiducia nel nostro Paese. Ora dovremmo pensare alle conseguenze del decreto spalma incentivi, se non altro per coerenza nei confronti delle nostre paure.

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire l’origine del dibattito che si è creato in questi giorni intorno allo spalma incentivi e alla sua retroattività. Sin dai primi passi del grande sforzo teso a favorire la diffusione del fotovoltaico, l’intento é stato quello di trovare meccanismi di incentivo volti ad abbattere l’allora esagerato costo della tecnologia. Come al solito ci si é ispirati all’esperienza tedesca, come al solito in ritardo, dato che al momento dell’introduzione in Italia del “conto energia”, la Germania era quasi pronta alla disincentivazione. L’obiettivo del “conto energia”, almeno inizialmente, era quello di favorire la diffusione del piccolo impianto, possibilmente integrato, tanto é vero che la tariffa incentivante più vantaggiosa era proprio quella riguardante gli impianti tra 1 e 3 kW di picco. C’è da dire che il motivo di questa quota più vantaggiosa é da imputarsi anche alla necessità di abbattere la parte di costi fissi, che ha un peso maggiore sugli impianti di dimensioni più ridotte.

Sta di fatto che, per un motivo o per l’altro, l’operazione commerciale sul fotovoltaico é diventata appetibile, molto appetibile, anche e soprattutto per i grossi investitori. Anzi, nel corso degli anni la fetta di mercato maggiore in termini di volumi si é rivelata proprio quella dei grandi impianti. Così siamo passati dal volere tantissimi piccoli impianti distribuiti sul territorio (e ne avrebbe giovato anche la rete di distribuzione) al ritrovarci con i campi incolti affittati a investitori, per buona parte stranieri. Siamo passati attraverso un’esagerata richiesta di materiali e un successivo prevedibile sovraffollamento del mercato. Abbiamo visto aziende e posti di lavoro comparire e scomparire alla velocità della luce.

Al di là di tutte le considerazioni sul fatto che sia stata giusta o no l’impostazione degli incentivi e che ci siano state o no speculazioni, il fatto é che, molto prima del decreto spalma incentivi, abbiamo raccontato agli investitori che volevamo fargli sottoscrivere un contratto. Li abbiamo convinti che anche in caso di fallimento del Paese o di invasione aliena, il loro incentivo sarebbe rimasto sempre lí, semplicemente perché quei soldi arrivavano direttamente da una voce presente sulle bollette energetiche degli italiani. E questa l’abbiamo spacciata come una garanzia. Addirittura dicevamo ” pensate che bella trovata, voi che siete attenti all’ambiente e al risparmio energetico avrete la possibilità di risparmiare, mentre chi continuerà a bruciare combustibili fossili pagherà di più!” Questo addirittura ampliava la forbice del risparmio, perché il costo dell’energia é destinato ad aumentare, dicevamo.

Che fosse sensato o no, questi sono i fatti.

Che il decreto spalma incentivi sia costituzionale o meno, che sia lecito o meno, poco importa. Quello che realmente dovremmo chiederci é:

“Qual é la credibilità che lo spalma incentivi può dare al nostro Paese?”

Quali sono i danni per il settore del fotovoltaico? Quali i danni per tutta la filiera connessa alle rinnovabili? Quali investitori potranno avere l’interesse e la fiducia di portare lavoro in Italia? Dove porteranno i capitali nei prossimi anni? Dove sceglieranno di investire da domani? Dove verranno realizzati i previsti grandi volumi di solare termodinamico? Di certo non in Italia. E alla fine del cerchio, dove andremo a prendere i mancati introiti derivanti da tassazioni dirette e indirette di investimenti che nessuno realizzerà più? Sarebbe interessante capire se lo spalma incentivi porterá più vantaggi o perdite. Purtroppo temo di intuire già la risposta.