Energy community, futuro dell’innovazione energetica

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Energy community, futuro dell’innovazione energetica

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La diffusione delle “Energy Community” sarà la tendenza dei prossimi anni anche per l’Italia, sulla scia delle esperienze di altri Paesi europei, primi fra tutti Germania, Danimarca e Gran Bretagna. A stabilirlo è uno studio effettuato da The European House – Ambrosetti e Politecnico di Milano e promosso da GDF SUEZ, secondo il quale nel 2020 ne saranno presenti almeno 475.000 sul territorio nazionale. A spiegare cosa sia una “Energy Community” ha provveduto lo stesso studio, che la definisce come una “Comunità di utenze (private, pubbliche o miste) localizzate in una derminata area di riferimento in cui gli utilizzatori finali (cittadini, imprese, Pubblica amministrazione), attori di mercato (utilities), progettisti, politici, cooperano attivamente per sviluppare livelli elevati di fornitura “intelligente” di energia, favorendo l’ottimizzazione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e dell’innovazione tecnologica nella generazione distribuita e abilitando l’applicazione di misure di efficienza, al fine di ottenere benecifi sulla economicità, sostenibilità e sicurezza energetica”. (Energy Community: Implicazioni strategiche per il Sistema Italia – Paolo Borzatta)

Si tratta di una definizione molto ampia che coinvolge una vastissima platea di soggetti in un processo di stretta collaborazione che può nascere sia dall’esigenza di un gruppo di utilizzatori finali sia dalla spinta delle utilities. La comunità può essere composta da diversi tipi di soggetti – gruppi di cittadini, complessi condominiali, raggruppamenti di imprese, centri commerciali, enti ospedalieri – che scelgono di aggregarsi per gestire l’energia in maniera autonoma, ottimizzando sia la fase di apprivvigionamento e di produzione, sia quella del consumo. L’intento è quello di perseguire il duplice obiettivo di:

  1. Ridurre e ottimizzare i costi legati all’energia
  2. Rendersi il più possibile indipendenti dalla rete

I canali principali attraverso i quali si realizzerà la diffusione su larga scala della Energy Community sono quelli su cui sta già puntando la politica energetica, ovvero:

  • Sviluppo e diffusione delle energie rinnovabili
  • Generazione distribuita
  • Sviluppo delle tecnologie dei sistemi di accumulo, innescato anche dalla crisi del fotovoltaico
  • Risparmio energetico nell‘innovazione tecnologica
  • Riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente

A proposito di quest’ultimo punto, risulta naturale pensare che un possibile sviluppo delle Energy Community sia quello di potersi proporre come gruppo d’acquisto, oltre che di approvvigionamenti energetici, anche di servizi di consulenza e di ristrutturazioni edilizie; di potersi quindi proporre come nuovo soggetto interlocutore, privilegiato e qualificato, nei confronti di istituzioni, enti, pubbliche amministrazioni, imprese, banche, assicurazioni.

Infine non bisogna dimenticare che i vantaggi di questi sviluppi non ricadranno solamente sugli utenti. I dati che emergono dallo studio dicono infatti che con uno scenario di diffusione del 5% si avrebbe un contributo di circa il 10% al raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico previsto per il 2020 dalla Strategia energetica nazionale rispetto a uno scenario tendenziale (1,6 su 15 Mtep). Tale contributo salirebbe quasi al 30% con uno scenario di diffusione del 15%. I benefici ambientali consistono nell’abbattimento delle emissioni di CO2 di 11 milioni di tonnellate l’anno (nel caso di diffusione al 15%), che corrispondono ad un risparmio di 74,8 milioni di euro l’anno. Ultimo ma non meno importante è il beneficio strutturale sulla rete di distribuzione dell’energia elettrica, grazie alla riduzione dei picchi di assorbimento nelle ore diurne.

C’è dunque da augurarsi che il potenziale di diffusione delle Energy Community in Italia sia davvero il più elevato possibile e di poter tornare presto a parlare di qualche caso reale nel nostro Paese.


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Andrea Orsi

Ingegnere libero professionista, mi occupo di impiantistica nel settore civile, con particolare focus sull'uso razionale dell'energia.

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